Una commissione del Parlamento britannico ha diffuso oggi 250 pagine di documenti che mostrano come Facebook agì in modo deciso per avvantaggiare alcune società sulla sua piattaforma, e ostacolarne altre. Più in generale, i documenti contengono comunicazioni in cui i più alti dirigenti di Facebook (compreso MarK Zuckerberg) discutono piuttosto apertamente di questioni relative ai dati degli utenti, senza dare l’impressione di preoccuparsi molto della loro privacy e sicurezza. I documenti pubblicati sono stati forniti dalla società statunitense Six4Three, che è impegnata in una causa contro Facebook.

Come ha spiegato il New York Times, Facebook permise ad alcune società – tra le quali Airbnb e Netflix – di avere accesso ad alcuni dati sugli utenti a cui altre società non avevano accesso. Allo stesso tempo, Facebook impedì a società percepite come concorrenti (per esempio Vine, di Twitter) di avere accesso a dati e informazioni simili. Tutto questo dopo aver detto che avrebbe limitato la condivisione con terze parti di informazioni sui suoi utenti. Nei documenti non ci sono comunque prove del fatto che Facebook abbia mai venduto ad altre società informazioni sui suoi utenti: una cosa sempre negata da Facebook.

Tra i documenti pubblicati dal parlamento britannico ce ne sono anche alcuni che mostrano che i dirigenti e dipendenti di Facebook discussero della possibilità di dare più accesso ai propri dati agli sviluppatori che avessero pagato Facebook per pubblicare delle inserzioni pubblicitarie. I documenti dicono anche che Facebook provò a nascondere agli utenti il fatto che l’app installata su alcuni dispositivi Android poteva, a certe condizioni, ottenere informazioni sui messaggi e le chiamate fatte con quel telefono. In una mail, il project manager di Facebook riconosce la cosa come «abbastanza rischiosa dal punto di vista delle pubbliche relazioni», senza però dare l’idea di preoccuparsene più di tanto. Sembra anzi che Facebook cercò di fare in modo che gli utenti non se ne accorgessero.

I documenti fanno riferimento al periodo dal 2012 al 2015, in cui la società ebbe una grande crescita e, di conseguenza, si trovò con un gran numero di importanti informazioni su sempre più utenti. Nelle prossime ore saranno esaminati approfonditamente. Facebook ha detto che i documenti sono solo una «parte della storia» e che, senza il necessario contesto, risultano ingannevoli. In effetti in molti casi ci sono singole mail, senza che sia possibile leggere tutta la conversazione, dall’inizio alla fine.

Damian Collins, presidente della commissione parlamentare che si occupa di digitale e ha pubblicato i documenti, ha spiegato su Twitter di ritenere i documenti di pubblico interesse, «perché pongono domande importanti su come Facebook tratta i dati degli utenti, su come decide di collaborare con chi sviluppa altre app, e su come esercita la sua posizione dominante nel settore dei social media». Ha spiegato, in un successivo tweet, che la pubblicazione è stata decisa dopo che da Facebook non erano arrivate risposte esaustive.

Let’s block ads! (Why?)

Powered by WPeMatico